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KLI - Kayak in Legno Italia

La Prima Community Italiana dei Costruttori di Canoa e Kayak in Legno
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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 23 nov 2017, 21:18 
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Grazie Lupus per la precisa risposta. Vado avanti con le spiegazioni. Una modifica rispetto al metodo Yost è illustrata nel disegno allegato. La sesta 4 (Masik) per ora ha tutti gli intacchi (o incavature tonde) dove posizionare i tubi degli stringer. Come avete visto, sulle seste di legno avvito i lembi di Hdpe sagomati che saranno il vero sostegno. Sul Masik, i due buchi tondi in alto a destra e sinistra, quelli per i longheroni (gunwales) resteranno invece senza lembi aggiunti. Le incavature tonde di legno mi serviranno per posizionare esattamente il Masik in fase di costruzione del telaio, sui tubi del quale segnerò con precisione col pennarello la posizione della sesta. Dopo aver fatto questi segni, estrarrò il Masik e segherò via le incavature di legno previste per i gunwales. Nel legno avviterò due viti di acciaio, diciamo di calibro 5 mm, perpendicolari al Masik, una a dx e una a sinistra, poi segherò le teste delle due viti, ottenendo così due perni tondi. Poi praticherò un buco del diametro di 5,5 mm in ciascun gunwale, in corrispondenza dei segni di cui ho parlato prima. I lati del Masik dove sono avvitati i perni verranno rinforzati (ora sì!) con placche di Hdpe, su entrambe le facce del Masik (dunque 4 placche, nel disegno se ne vedono 2).
In fase di montaggio del kayak, il Masik si monta per ultimo, per tendere il telo nel senso della larghezza. Prima si infilano i perni, tenendo il Masik orizzontale, poi lo si ruota fino a far incastrare chines, deckridge (che viene fissato su un supporto avvitato sul retro del Masik, nella parte superiore) e chiglia. Sulla chiglia ci sono vari metodi di fissaggio, che illustrerò poi.
(P.s.: come vedete, io so usare soltanto carta e matita e non sono Leonardo... né Da Vinci, né Leonardokayak! :-) )


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 5 dic 2017, 19:13 
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Iscritto il: 10 ago 2010, 0:33
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Seste finite, con tutti i supporti in Hdpe: sei di numero per ogni sesta, dunque 48 supporti. Ora ho smontato tutto. Adesso spelare, smussare, limare tutto. Poi vernicero' le seste lignee con un impregnante per legni nautici. Infine il rimontaggio. Intanto, una bella impregnata di olio di lino cotto per la pagaia groenlandese.


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 20 dic 2017, 11:25 
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Iscritto il: 10 ago 2010, 0:33
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Grazie Administrators, ora sembra funzionare. In foto, le seste complete, trattate con lacca x imbarcazioni e con i "fazzoletti" (i supporti per i tubi, ricordate?) montati a ciascun vertice mediante bulloncini. Manca qualche ritocco. Alcune note:

-peso delle seste in legno: 1330 grammi circa; peso dei "fazzoletti" in Hdpe: 560 grammi circa; peso totale delle seste, compresi i bulloncini: 2 chili circa.

-ho adoperato compensato marino (credo che sia okumè, ma non ne sono sicuro) di 1,2 cm di spessore; però nel taglio ho abbastanza rovinato alcune seste, perché ho usato inizialmente una lama da seghetto alternativo con denti troppo larghi; dunque le seste 4 (Masik), 5 (quella dietro la schiena) e 6 le ho rifatte, con compensato da circa 1,5 cm, apparentemente più robusto; rinforzerò poi con dei supporti verticali amovibili le seste 5, 6 e 7, che sono quelle sulle quali si appoggia il sedere quando uno si infila in un kayak Greenland;

-ho imparato che quando si buca una tavola di compensato bisogna procedere prima con una punta sottilissima, poi girare la tavola, allargare il buco dall'altra parte, rigirarla e così via, altrimenti si fanno saltare pezzi di superficie.

Penso che queste siano state le seste più faticose da realizzare nell'intera storia di kayakinlegno.com :-) :-) :-) Come ricorderete, la mia motivazione era di riutilizzare un gran numero di scarti di Hdpe, materia costosa e di difficile reperimento. Fatica e tempo a parte, il costo finora si limita a quello di una tavola di compensato e a pochi euro per i bulloncini e i dadi.


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 21 dic 2017, 14:19 
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Iscritto il: 25 mar 2010, 13:59
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Ora attendiamo di vedere tutti i pezzi e il montaggio finale.
Buon lavoro.

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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 20 feb 2018, 18:26 
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Sono andato avanti col telaio. D'inverno se taja, d'estate se pagaja...). Posto un po' di foto.


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 20 feb 2018, 18:29 
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Altre foto.


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 20 feb 2018, 18:44 
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bel missile,
quanto pesa la struttura?

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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 20 feb 2018, 18:57 
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Un po' di commento. Il sistema da me scelto (seste di legno+angolini in Hdpe per la tenuta dei tubi) sembra funzionare. Come previsto, qualche fragilità: la sesta n. 7 si è spezzata nel punto in cui il deckridge (tubo di asse di colmo in alto) si incassa nel corpo della sesta. Poco male, rimedierò con due supporti in Hdpe più "cicciotti". Che queste seste in compensato da 1,2 mm a circa 2 mm (quelle centrali) non fossero resistenti come cemento armato, lo prevedevo. L'insieme mi sembra però abbastanza solido. Ho fatto una prova di entrata a terra: prova riuscita, senza troppe difficoltà (ricordiamoci che si tratta di un Greenland, pure piuttosto filante). Avrò poco spazio per i piedi (però la prova l'ho fatta con scarpe da ginnastica pure un po' grossette; con i calzari, più fascianti, andrà meglio. Certo, io porto il 42: immagino che chi ha il 45 stia un po' peggio. Eppure, ho rispettato tutte le misure di Yost).
Il peso finale del telaio è di circa 9,5-9,7 chili. Peso dei tubi da soli: poco più di 7 chili. Peso delle seste: poco più di due chili. Anche se ancora manca la seduta in assicelle di legno, è il kayak più leggero dei tre che ho fatto. A questo puntavo. Spero che il kayak completo di pelle non superi i 15-16 chili.
Alleggerire ancora non è impossibile, ma è difficile. Decisivo si è rivelato l'aver usato tubi da 20 mm totali di diametro, con uno spessore parete di 1,5 mm: d'ora in poi userò solo questi. La differenza con i telai che ho fatto prima, con tubi da 22 e spessore parete 2, si sente.
Per gli inserti, ho usato tubetti da 16 mm di diametro totale e spessore parete da 1 mm. Avrei preferito uno spessore parete di 1,5 mm, ma avevo una vecchia partita e non sono pentito. Montato e smontato il kayak, non ho rilevato segni di curvatura sugli inserti. Tutto vantaggio per il peso.
Un discorso a parte va fatto sulle tolleranze. Come ho più volte scritto, con tubi da 22 di diametro totale e parete 2, risulta un buco da 18 mm preciso; dunque, se vuoi usare degli inserti da 18, ti devi impazzire ad alesare il buco (è una legge di natura che tra buco e inserto ci debba essere un minimo di tolleranza, sennò non scorre: vale per i cilindri e i pistoni delle auto e per tante altre cose :-) ). Stavolta, invece, avevo il problema opposto: diametro tubo da 20, parete da 1,5 e dunque buco da 17 (lo spessore parete va moltiplicato per 2). L'inserto da 16 va fin troppo bene, nel senso che "sciacqua" per 1 mm (0,5 per parte, per l'esattezza). Dopo essermi scervellato a provare fasciature con lamine di lattine (sconsiglio) e con pareti di bottiglie di plastica (idem), ho trovato una soluzione povera ma, mi pare, efficiente: ho fasciato gli inserti con l'etichetta adesiva in plastica di una marca di sugo di pomodoro in bottiglia di vetro. E' un materiale fantastico: si stacca alla perfezione, si riattacca, non si ammassa, si riavvolge in modo pulito, è sottile e resistentissima, ha la lunghezza giusta, non appiccica. Molto meglio dei giri di scotch, che alla fine danno sempre problemi (avevo provato anche quelli). Certo, questa fasciatura non sarà eterna. Ma se si consuma, si può cambiare: sono un grande consumatore di salsa... :-)


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 20 feb 2018, 19:02 
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Ecco qua i tubi con i loro puntali "fasciati".


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 22 feb 2018, 17:11 
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Complimenti, Bravo, non si butta via niente! Se poi lo vestirai di pvc nero il nome è già suggerito dall'etichetta: Alce nero. :wink:

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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 22 feb 2018, 20:59 
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È vero!!! Non ci avevo pensato!!! Io i kayak li ho fatti tutti rossi. Potrebbe essere Alce Rosso... :-)


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 23 feb 2018, 11:58 
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o "Passata di Pomodoro"

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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 26 feb 2018, 19:41 
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Iscritto il: 13 ago 2016, 14:57
Messaggi: 33
Caro Alex, sto seguendo attentamente il tuo ottimo lavoro!! La struttura è bellissima, bravo!

Una domanda. Ho visto che, nei punti a prua e a poppa dove i tubi laterali incontrano quello del fondo (spiegazione pessima, spero tu abbia capito quello che intendo...), invece che gli inserti in HDPE hai optato per l'altra opzione suggerita da Yost, cioè con quelle fascie di alluminio piegate intorno al tubo e fissate con i soliti rivetti. È da quando ho iniziato il mio Sea Rover che vorrei provare quel sistema...ma non capisco bene come procedere :oops: . Potresti cortesemente scrivere un mini-tutorial?!

Mi sarebbe di immenso aiuto! Grazie!


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 27 feb 2018, 15:53 
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Iscritto il: 7 nov 2009, 8:12
Messaggi: 3159
Ciao Alex, complimenti per le soluzioni adottate : il recupero degli scarti dell ' HDPE abbinato al compensato è geniale ed anche l'etichetta del pomodoro è una bella trovata. Aspetto di vedere la lavorazione dello skin.

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A vida è arte do incontro (La vita è l'arte dell'incontro - Vinicius De Moraes)


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 Oggetto del messaggio: Re: New Ranger/Il riscatto
MessaggioInviato: 7 mar 2018, 21:57 
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Iscritto il: 10 ago 2010, 0:33
Messaggi: 284
grazie per gli incoraggiamenti. Rispondo a Peong: ho sempre usato il sistema dei brackets (braccialetti) per risparmiare materiale in Hdpe. Insieme ai tubi, compro sempre delle lastre (o meglio latte) di alluminio, larghe circa dodici o tredici centimetri e lunghe circa un metro-un metro e mezzo. Lo spessore mi pare sia 1,5 mm ma devo controllare.
Per creare un braccialetto, taglio da questa latta un pezzo di poco meno di 20 cm di lunghezza. Lavoro sempre con i guantoni di cuoio. Poi piego lentamente il pezzo a metà, creando in fondo una curva tonda, non un angolo acuto. Mi aiuto con un pezzo di tubo lungo circa 50 cm, di calibro uguale a quello degli stringers (in questo caso, 20 mm), attorno al quale do una prima sagomata al pezzo. Poi prendo il tutto e comincio a martellare su un'incudine, usando una mazzetta (martello pesante, non quello per i quadri). I colpi non vanno dati sul tubo (che è infilato dentro al pezzo curvato), altrimenti si deformerebbe, ma sui lembi della latta, tentando di schiacciarli progressivamente in modo che aderiscano al tubo sempre di più. Martellare prima da un lato, poi dall'altro. Il tubo può scorrere nel passaggio cilindrico che si crea dentro la latta piegata.
Sarebbe meglio usare una buona morsa da fabbro, serrando progressivamente i lembi della lastra. Ma io non la posseggo ( :-( ). Quindi lavoro in modo un po' primitivo, tutto a martellate. Dico subito che il risultato finale non è bello, nel senso che la superficie del braccialetto risulta martellata e non liscia.
Infine sagomo il tutto rifilando con cesoie da fabbro. Per la verità, sarebbe bene fare una prima sagomatura nella primissima fase: quando si è tagliato il pezzo di latta (che è un rettangolo) rifilare i due lati corti dando loro forma tonda o ovale, in modo simmetrico. Così combaceranno sovrapponendosi quando il rettangolo verrà piegato in due.
Preparare 6 braccialetti: due per i gunwales (avanti e dietro), due per le chines (stesso discorso), due per i deckridge. Io sono riuscito a risparmiare un braccialetto, perché ho ancorato il decridge posteriore allo stesso braccialetto dei gunwales posteriori.
Posizionare il primo braccialetto nel punto prescelto, infilandolo nel tubo della chiglia (esempio: quello dei chines). Fare delle prove, stringendo gli stringers (in questo caso, le chines) con una cinta o elastico. Quando si è determinata la posizione, marcare con un pennarello fine il tubo della chiglia in modo da poter riposizionare il braccialetto. Quando si è sicuri, stringere le chines (i cui vertici saranno stati in precedenza bucati, come prescrive Yost), che andranno a toccare il lembo sporgente del braccialetto, una da un lato, una dall'altro. Con un trapano trapassare la lamiera del braccialetto, facendo passare la punta attraverso i buchi dei vertici delle chines. Imbullonare. Controllare di nuovo la posizione, non solo nel senso della lunghezza lungop la chiglia, ma anche con vista "di punta" e di sopra, per evitare che il braccialetto sia girato di più da una parte. Quando si è sicuri, traforarlo con una punta da trapanop da 3, trapassando anche il tubo della chiglia. Fissare il tutto con un rivetto. Ora il braccialetto è ancorato alla chiglia. Se possibile ripetere l'operazione con un secondo rivetto.
ATTENZIONE: i rivetti NON vanno fissati al di sotto, dove toccherebbero la pelle in Pvc dello skin on frame. Non vanno messi neanche di lato, ma il più possibile in alto, un po' obliquamente, in modo che non tocchino in nessuna parte la pelle. Il lembo sporgente del braccialetto, costituito dalle due facce ripiegate della lamiera, può essere reso più compatto mediante un altro paio di rivetti.
Rifilare sempre tutto in modo ovale o tondo, non lasciare punte sporgenti o tagli, ripassare con una lima fine. Se possibile, prima di ancorare definitivamente il braccialetto alla chiglia, dopo aver fatto delle prove rifilarlo ulteriormente, in modo che non sporga al di sopra degli stringers. Altrimenti costituirebbe una lama all'interno del kayak, che può danneggiare oggetti, sacchi di punta gonfiabili, ecc.
Frnirò foto.


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